In questo articolo vi porto nella salita al Monte Frisson da Palanfrè: un sogno in vetta tra fatica emozione e panorami mozzafiato! Continuiamo il percorso iniziato nel giro ad anello dei Laghi di Palanfrè. Se non hai ancora letto la prima parte, ti consiglio di iniziare da lì:
👉 Giro ad anello dei Laghi di Palanfrè – guida completa all’escursione
Ma oggi, non ci fermiamo ai laghi: la nostra meta è la Cima del Monte Frisson, una vetta severa e affascinante, che sogno da anni di raggiungere. E finalmente, oggi, questo sogno prende forma.
Dati tecnici dell’ascensione al Monte Frisson
- Quota vetta: 2.637 m
- Dislivello totale da Palanfrè: circa 1.200 m
- Dislivello dal Lago Superiore del Frisson: circa 400 m
- Lunghezza totale A/R: circa 26 km
- Difficoltà: EE + F (Escursionisti Esperti + tratti alpinistici facili)
- Tempo totale: 8-10 ore circa (a seconda del passo e delle soste)
⚠️ Importante: questa è un’escursione molto impegnativa, sia fisicamente che tecnicamente. Non va assolutamente sottovalutata. Richiede ottima forma fisica, esperienza in ambiente alpino e confidenza con tratti esposti e attrezzati. L’uso di imbrago e kit da ferrata può essere consigliato per una maggiore sicurezza nella parte finale.
Verso la vetta del Frisson: oltre i laghi, davanti alla montagna
Una volta giunti al Lago Superiore del Frisson, non si torna indietro. Il sentiero si alza deciso, si stringe e comincia a salire verso sinistra, puntando dritto al Monte Frisson, che si staglia imponente e affascinante davanti a noi.
Il primo tratto dell’ascesa è ancora su sentiero evidente, anche se già ripido. Alle nostre spalle, si apre un panorama incredibile: una vista che si allarga su tutte le cime circostanti, fino al Monviso, che riconosciamo subito con il suo profilo inconfondibile.

Un incontro indimenticabile: gli stambecchi del Frisson
In questo tratto ho vissuto uno dei momenti più magici di tutto il cammino: un gruppo di stambecchi ha deciso di camminare con me, rimanendo a lungo nelle vicinanze. Un’esperienza che mi ha tolto il fiato — emozione pura, occhi lucidi, cuore gonfio di gratitudine.
Non capita spesso di poter camminare fianco a fianco con la fauna selvatica, e in un luogo così maestoso è ancora più intenso.

Il bivio cruciale: due strade per salire
Dopo questo tratto spettacolare, si arriva a un bivio fondamentale.
Da qui si può:
- 👉 Andare a sinistra: seguire il canalone della Cima Frisson – ripido, scosceso e impegnativo, richiede uso delle mani, passo sicuro e massima concentrazione.
- 👉 Andare a destra: proseguire su una via più lunga ma leggermente più semplice, che io ho scelto per la discesa.
Io ho scelto di salire dal canalone, pur consapevole della fatica. Serve forza fisica, sangue freddo e determinazione. La montagna non regala nulla: qui si scala quasi in verticale, con le mani sempre in appoggio. Ma dentro di me sapevo di essere pronta.
Il tratto finale: corde, catene e concentrazione
Quando le due vie si ricongiungono, ci si trova proprio sotto la parete terminale del Frisson.
Qui comincia la parte più tecnica e pericolosa.
Il sentiero si trasforma in una via leggermente attrezzata:
- una catena verticale da affrontare con calma e precisione
- seguita da corde fisse che aiutano nella progressione
Ogni passo richiede attenzione assoluta. È qui che serve davvero esperienza alpina.
Io mi sento concentrata, un po’ impaurita, ma motivata.
Il mio compagno, più esperto, mi incoraggia, ed è sempre sotto di me pronto a prendermi in ogni eventuale mossa rischiosa. E passo dopo passo, superiamo anche questo tratto.
Un consiglio fondamentale: non affrontare mai questa salita se non sei ben allenato, abituato a muoverti in ambiente alpino e in grado di gestire l’esposizione. Non ci sono scorciatoie. Il Frisson è una vetta per pochi, e non va presa alla leggera.

In cima: un sogno realizzato
Ancora qualche passaggio esposto, e finalmente… ci siamo.
Siamo in cima al Monte Frisson (2.637 m).
Non è una montagna così alta, ma oggi per me è la più importante.
Le emozioni mi travolgono: ce l’ho fatta, ho realizzato un sogno che avevo da sempre.
Davanti a me un panorama infinito, un silenzio che sa di conquista.
E proprio lì, tra le rocce… un piccolo stambecco ci osserva, quasi a farci da guardiano della vetta.
Mi viene da sorridere, forse anche da piangere. Quando sono in posa per la foto, anche lui è lì, accanto a me.
Scriviamo una dedica nel libro di vetta, lasciando una piccola traccia di questo giorno speciale.


La discesa: tra prudenza e stanchezza
Il cielo comincia a velarsi. Le prime nubi si affacciano, e decidiamo di scendere subito, rimandando il pranzo a dopo la parte più delicata.
Scendiamo lungo il sentiero più semplice (quello che avevamo evitato in salita), ma comunque lungo e faticoso.
Anche in discesa, la parte attrezzata mette alla prova.
Personalmente, l’ho trovata quasi più impegnativa della salita, per via della fatica accumulata e dell’esposizione.
Un imbrago con longe da ferrata, in questo tratto, mi sarebbe stato utile.
Dopo aver superato i tratti più critici, ci fermiamo finalmente a mangiare.
Poi riprendiamo il lungo cammino verso Palanfrè, con le gambe stanche ma il cuore pieno.
Conclusione
La salita al Monte Frisson è una di quelle esperienze che ti cambiano dentro.
Non solo per la fatica, ma per ciò che lascia: paesaggi incredibili, incontri selvatici, paura e coraggio, sogno e realtà.
Non è un’escursione per tutti. Ma se ti senti pronto, se conosci la montagna e sai ascoltarla, allora potresti trovare molto più di una vetta.
Io l’ho trovato.
E da lassù, anche i miei nonni, da Palanfrè, mi sembravano un po’ più vicini.
Hai domande o vuoi raccontarmi la tua esperienza sul Frisson?
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Escursione ad anello ai Laghi di Palanfrè – guida completa


