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Il borgo dove la tradizione francoprovenzale è ancora vita quotidiana

Che piacere avervi qui anche per questo viaggio!

Oggi vi porto in un borgo che non potete perdervi: Ronco Canavese, una perla della francoprovenzale della Valle Soana e del Canavese!

Qui non si entra soltanto in un paese: si entra in un’identità che traspira ancora dai muri delle case (letteralmente, vedrete!) e dalla gente che ci vive.

Dove si trova Ronco Canavese

Ronco Canavese si trova in alta Valle Soana, tra i comuni di Ingria e Valprato Soana. Gran parte del suo territorio è compreso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, e questo basta già a raccontare qualcosa della sua natura.

Il capoluogo è adagiato lungo la sponda sinistra del torrente Soana, in una conca raccolta circondata da abetaie e faggete. Attorno si aprono valloni importanti come la Valle di Forzo, tipicamente alpinistica, il vallone di Guaria verso Ribordone e quelli di Servino e Canaussa.

Ma Ronco non è solo il capoluogo.

Oltre trenta frazioni sono disseminate tra fondovalle e pendii, con abitazioni che risalgono ai secoli XVII e XVIII. Passeggiando tra le borgate si incontrano pitture murali, meridiane, antichi rascard con la parte superiore in legno e quella inferiore in pietra.

È una valle che non si è mai svuotata del tutto della propria memoria.

Un borgo dove si respira il francoprovenzale

Ma ciò che rende Ronco diverso non è solo il paesaggio.

È la cultura.

La Valle Soana appartiene all’area linguistica francoprovenzale, e qui questa identità non è un ricordo da museo. È qualcosa che si respira.

Passeggiando nel centro storico, intorno alla chiesa parrocchiale, si incontrano fotografie esposte che raccontano il costume tradizionale. Non sono immagini decorative: sono spiegazioni vive.

Ogni elemento è nominato, suddiviso, raccontato.

Lo gonel la mai, la tchumizi, il panet, il faudai.
Il grembiule, il mantello, le calzature tipiche – gli ahcapin – cucite a mano, con suole di stoffa trapuntata e tomaia in velluto nero ricamato.

Non si tratta solo di abiti.

È un sistema culturale che si mostra, con orgoglio.

Le donne conservano ancora il costume ereditato da madri e nonne e lo indossano durante feste e ricorrenze. È un gesto che non ha nulla di folkloristico: è appartenenza.

Se volete approfondire la lingua e la cultura francoprovenzale, qui trovate il mio articolo dedicato.

Lingua, musica e identità

Gli abitanti di Ronco sono chiamati li pive.

Un soprannome che rimanda agli strumenti a fiato popolari, alle pive che un tempo accompagnavano feste e danze nelle borgate alpine. È possibile quindi che i ronchesi fossero dei bravi suonatori di questi strumenti a fiato, e che la loro denominazione passi proprio da qui.

Una storia di dissodamenti, ribellioni ed emigrazione

Il nome Ronco deriva dal latino runcus: terreno incolto, poi dissodato.

È un dettaglio che dice molto. I primi insediamenti, tra il X e l’XI secolo, nascono da uomini che hanno strappato terra al bosco, costruito terrazzamenti, modellato pendii con pazienza e fatica. Il paesaggio che oggi vediamo conserva ancora quell’impronta.

Nel Medioevo la Valle Soana passò sotto il controllo dei conti canavesani, divisi nei rami dei Valperga e dei San Martino. Le lotte tra famiglie nobiliari furono dure e coinvolsero direttamente le popolazioni della valle. Alla fine del Trecento gli abitanti insorsero nella celebre ribellione del “tuchinaggio”, dal motto “tuic un” – tutti per uno. Un momento in cui la comunità scelse di non subire più.

Successivamente Ronco seguì le sorti dei Savoia, attraversando anche la parentesi napoleonica, fino all’Ottocento, quando arrivarono la strada carrozzabile, l’acquedotto e la luce elettrica.

Ma mentre le infrastrutture raggiungevano la valle, molti abitanti partivano.

Gli antichi mestieri e l’emigrazione

La vita in valle, come in tutte le valli, non è mai stata semplice.

Molti abitanti emigravano stagionalmente, lavorando come calderai – i ruga – o come vetrai itineranti, i vedriat.

Portavano sulle spalle la bertchi, attrezzo per il trasporto dei vetri, e giravano per città piemontesi, svizzere e francesi.

A Parigi, nel 1906, venne fondata la Società di Mutuo Soccorso Val Soana. Ancora oggi, in estate, non è raro vedere targhe francesi lungo le strade di Ronco: sono discendenti di quegli emigranti che continuano a sentirsi parte di questa valle.

Tradizioni che resistono

A Ronco le tradizioni non sono eventi da calendario turistico.

Durante le feste patronali, due ragazze in costume – le priore – offrono fiori e raccolgono offerte. La statua del Santo viene messa all’asta prima della processione. Si distribuisce la “dona” dopo il rosario per un defunto: una focaccia con riso o sale che nessuno deve rifiutare.

La notte di Ognissanti si prepara il tavolo per i morti, con castagne e zuppa di pane e cavoli.

Sono gesti che raccontano una relazione continua tra vivi e memoria.

Scopri un altro splendido borgo della Valle Soana: Piamprato!

Ronco oggi

Dopo la seconda guerra mondiale, lo spopolamento ha toccato anche queste borgate.

Oggi il turismo è la principale risorsa. Ma Ronco non si propone come vetrina. Si propone come luogo da attraversare lentamente.

Qui si viene per camminare nei boschi, per salire verso la Valle di Forzo, per osservare i dettagli architettonici delle borgate, per ascoltare il “parlar da nozaouti” che ancora risuona nelle conversazioni.

Ronco Canavese non è solo un punto sulla mappa della Valle Soana.

È un luogo dove la cultura non è stata archiviata.

È ancora presente.

Noi ci vediamo presto per un altro viaggio, sempre alla scoperta dell’anima dei territori!
Michela

La Valle Soana non si esaurisce in una tappa. Per questo ho creato una guida interattiva che ti accompagna tra i suoi borghi, i sentieri e le sue storie, così da non perderti nulla lungo il cammino.