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Una parola che racconta un pezzo di storia locale, cultura popolare e identità linguistica: benvenuti nel mondo dei “cicles”, il chewing gum alla torinese, una parola che…”masticano” tutti!

Introduzione

Se sei cresciuto a Torino o in Piemonte, probabilmente questa scena ti è familiare: qualcuno ti guarda e chiede “Hai un cicles?” — e tu, senza pensarci troppo, tiri fuori una gomma da masticare. Ma se provi a usare quella parola fuori dai confini piemontesi, rischi sguardi confusi e risate curiose.

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Da Maya a Torino: la lunga storia del chewing gum… e del “cicles”

I Maya e le prime gomme da masticare

La storia della gomma da masticare è molto più antica e affascinante di quanto si possa immaginare. Prima ancora di diventare un simbolo della cultura pop americana — e, a Torino, di trasformarsi nell’amatissimo “cicles” — era già conosciuta e utilizzata dalle antiche civiltà.

I Maya e gli Aztechi, per esempio, masticavano il chicle, una resina naturale estratta dall’albero del sapone, per combattere la fame, pulire i denti e rinfrescare l’alito. Un’usanza semplice ma efficace, che attraversò i secoli fino a incontrare il mondo industriale dell’Ottocento.

L’avvento dei Chiclets negli Stati Uniti

Il primo grande salto commerciale avvenne grazie a Thomas Adams, imprenditore americano che, nel 1871, brevettò la prima gomma da masticare aromatizzata negli Stati Uniti. Venne venduta in una drogheria di Hoboken, nel New Jersey, e divenne presto famosissima con il nome di Chiclets. Fruttata, colorata, gommosa: la Chiclets conquistò l’America e aprì la strada a marchi leggendari come Double Bubble e Wrigley’s Spearmint, contribuendo a rendere il chewing gum un prodotto iconico e trasversale, capace di attraversare generazioni e culture.

L’arrivo della gomma da masticare in Italia

Ma è con l’arrivo del Novecento, e in particolare durante la Seconda Guerra Mondiale, che la gomma da masticare esce dai confini americani e conquista l’Europa. Inserita nelle famose razioni K dell’esercito statunitense, la chewing gum veniva distribuita ai soldati come fonte di energia, antistress e strumento per mantenere pulita la bocca in assenza di acqua. Fu proprio in questo periodo che, al seguito delle truppe americane, arrivò anche in Italia.

chiclets immagine dal web

Il nuovo nome popolare a Torino: Cicles

E fu a Torino, più che altrove, che quel piccolo prodotto dolciario lasciò un segno profondo. I bambini ne rimasero affascinati, i giovani la adottarono come simbolo di modernità, e la popolazione iniziò a familiarizzare con quel nome strano stampato sulle confezioni americane: “Chiclets”.

Col tempo, come spesso accade nella lingua parlata, il nome fu adattato al suono locale. “Chiclets” diventò “cicles”: una parola storpiata, sì, ma anche resa più vicina al modo di parlare quotidiano dei torinesi. Una parola che avrebbe resistito nel tempo, tramandata da genitori a figli, fino a diventare parte integrante del lessico cittadino.

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Michela con la t-shirt cicles

Un brand che diventa parola: il potere della lingua parlata

La parola “cicles” è un esempio perfetto di come il linguaggio popolare trasformi i nomi propri in nomi comuni. È successo con Scotch, Xerox, e a Torino è successo con Chiclets, diventato semplicemente cicles.

Solo a Torino si dice “cicles”?

Quasi sì. Il termine è tipicamente torinese e piemontese. Se ti sposti in Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna o più a sud, il chewing gum si chiama gomma da masticare, cingomma, chewingum, ecc. Ma a Torino, è e rimane “il cicles”.

Ecco perché questa maglietta è diventata un piccolo oggetto cult tra torinesi DOC, expat nostalgici e linguisti appassionati.
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Conclusione: molto più di una gomma

Il cicles non è solo una gomma da masticare. È una parola che attraversa decenni di storia, guerre, pubblicità, mercati e famiglie.

E oggi, è anche un simbolo da indossare con orgoglio.
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Se vuoi sentire altre storie, ti invito nella sezione del blog dedicata proprio a queste!