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Cari Valleggianti,

oggi vi porto in un borgo che mi è rimasto nel cuore: Piamprato in Valle Soana, Lo Prà. Il mestiere dei magnin, la lingua francoprovenzale, e le sue tradizioni vi regaleranno un momento davvero appagante.

Siamo in alta valle, nel cuore del Canavese, frazione di Valprato Soana. La Val Soana è una delle valli laterali del Parco Nazionale del Gran Paradiso, attraversata dal torrente Soana e incastonata tra creste che conducono verso il Colle Larissa e la Rosa dei Banchi. Un borgo alpino che nasce nel Settecento e che ancora oggi conserva intatta la propria struttura originaria.

Qui la pietra non è decorazione. È archivio.

chiesetta di San Grato a Piamprato

Un Borgo del ‘700 che Non Si È Mai Travestito

Le architetture di Piamprato sono autenticamente settecentesche.

Le case in pietra con tetti in lose, i vicoli pedonali stretti che si incastrano tra i muri, i portali bassi, i gradini consumati: tutto testimonia chiaramente l’origine settecentesca della borgata.

Non è un paese “ristrutturato in stile”. È un paese che è rimasto sé stesso.

Camminando tra le case si percepisce una continuità rara. I cognomi Chioderio e Rughetti, ancora oggi presenti, raccontano una linea familiare che non si è spezzata. Qui le generazioni non si sono succedute: si sono sovrapposte.

E quando attraversi il centro, senti che ogni muro ha visto partire qualcuno e poi rientrare. Ogni finestra ha osservato inverni durissimi e primavere attese.

le case e i vicoli stretti di Piamprato

Il Parlar da Nosautri: la lingua provenzale

Piamprato è una borgata di cultura francoprovenzale.

Ma qui non si usa questa definizione accademica. Qui la chiamano “parlar da nosautri”.

È la lingua di casa, quella parlata dai nonni seduti fuori dalla porta. La stessa che dà un nome diverso ai luoghi, alle cose, alle stagioni.

Il francoprovenzale in Val Soana è ancora vivo nella toponomastica, nei racconti tramandati, nei modi di dire, nelle feste. Lo si sente nelle inflessioni. Lo si ritrova nei canti.

E lo si vede negli abiti tradizionali che ancora oggi, in alcune occasioni, vengono indossati: le donne con il gonel, l’abito tipico alpino che racconta appartenenza, dignità, continuità.

Non è costume folkloristico. È identità che si indossa.

Se vuoi approfondire la cultura francoprovenzale, puoi andare all’articolo dedicato.

I Magnin e le miniere di rame

Per capire Piamprato bisogna parlare dei magnin.

Gli stagnini, i calderai. Un mestiere che racconta la valle meglio di quanto lo possano fare le parole.

La lavorazione del rame in Val Soana nasce dalla presenza di numerose miniere sul territorio. La valle è stata terra mineraria. Terra di estrazione.

Si dice che i valligiani abbiano appreso la lavorazione del rame dai Salassi, popolazione di origine celtica che abitava il Canavese prima dell’arrivo dei Romani.

Dall’estrazione del rame, fino alla sua lavorazione: qui molti uomini si guadagnavano da vivere riparando pentole, caldaie e utensili di rame, rivestendone l’interno con stagno per evitare la formazione di ossidi tossici. Spesso erano noti per l’aspetto trasandato, caratteristica che ha dato origine a un detto: essere”sporco come un magnin”.

l'opera dedicata ai magnin

Il gergo dei magnin e il lavoro in pianura

In inverno, quando la montagna era chiusa dal gelo e il lavoro scarseggiava, gli uomini partivano. Scendevano in pianura per lavorare il rame, stagnare paioli, riparare utensili.

I valligiani li chiamavano Ruga, per indicare quel mestiere in un gergo nato nell’alta valle, che proprio gli stagnini utilizzavano tra loro quando lavoravano in pianura, per non farsi capire.

Una lingua nella lingua.

Un codice segreto che proteggeva mestiere e identità.

Un po’ come quel gergo utilizzato dai contrabbandieri della Valle Stura di Demonte, che puoi trovare a questo articolo.

E quando torni in paese dopo aver saputo questo, guardi le case in modo diverso. Capisci che queste pietre hanno visto partenze silenziose e ritorni carichi di esperienza.

le case di Piamprato e le fotografie appese

Le Fotografie Appese: Un Museo Senza Biglietto

Tra le case di Piamprato sono appese fotografie storiche.

Non in un museo. Sui muri.

Donne con il gonel. Nonni e bisnonni. Famiglie raccolte. Gite in montagna. Gruppi davanti alle case.

È un museo diffuso a cielo aperto.

E in molte di quelle immagini, sullo sfondo, compare la cascata del Santanel.

È la cascata che fa da sfondo al borgo. Non è un dettaglio paesaggistico. È una presenza costante.

Come se la natura avesse sempre voluto ricordare a chi abitava qui che l’acqua è forza e bellezza insieme.

una fotografia appesa su una casa di Piamprato
fotografia vecchia su un muro di Piamprato

Il Vallone di Piamprato e le Alluvioni del 1993 e 2000

Il Vallone di Piamprato è ampio, potente, aperto.

Ma è anche fragile.

Nel corso degli anni è stato più volte soggetto ad alluvioni. Tra le peggiori si ricordano quelle del 1993 e del 2000, eventi che hanno segnato profondamente la comunità.

Quando un vallone esonda non porta via solo terra. Porta via pezzi di vita.

Ed è in questo contesto che assume ancora più senso la presenza della statua di San Grato, patrono del borgo, a cui è anche dedicata la Chiesetta all’inizio della frazione.

La statua venne collocata in un punto preciso proprio a seguito di un’alluvione, come gesto di protezione. Ogni 14 agosto la comunità celebra San Grato con messa e processione fino alla statua.

Non è solo rito religioso. È memoria collettiva. È un modo per dire: siamo ancora qui.

Come Raggiungere Piamprato

Piamprato si raggiunge da Pont Canavese, proseguendo per Valprato Soana. Il borgo si trova a circa 1.550 metri di altitudine, immerso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Per chi arriva in auto, è possibile parcheggiare nel centro del paese. Durante l’inverno è consigliabile informarsi sulle condizioni delle strade e dotarsi di catene da neve.

scritta Piamprato

Cosa Vedere e Fare a Piamprato

Patrimonio Storico e Culturale

  • Borgo storico del XVIII secolo con architetture originali
  • Forno comunitario del 1746 restaurato e visitabile
  • Museo fotografico a cielo aperto sui muri delle case
  • Chiesa parrocchiale e statua di San Grato

Attività Outdoor

  • Sci alpino sulle piste del comprensorio
  • Sci nordico sui tracciati della valle
  • Escursioni nel Vallone di Piamprato
  • Trekking verso la cascata del Santanel (Lo Prà)
  • Sci alpinismo per gli esperti

Eventi e Tradizioni

  • Festa di San Grato (14 agosto) con processione
  • Rievocazioni storiche dei mestieri tradizionali
un'abitazione ristrutturata di Piamprato con le montagne sullo sfondo

Valleggianti,

spero davvero che questo luogo abbia incantato anche voi. Credo che questo non sia un luogo da “vedere”, quanto piuttosto da ascoltare. Come tutti quei borghi che sorgono ai pendii delle montagne e ne conoscono il loro linguaggio, affascinante ma anche duro e severo.

Noi ci vediamo alla prossima tappa, sempre con la voglia di scoprire l’anima dei territori, sempre insieme se lo vorrete.

Michela

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