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In Valle Soana, in provincia di Torino, c’è un punto preciso in cui capisci di essere entrata davvero nella valle. È Ingria, il primo comune che si incontra salendo da Pont Canavese, già dentro il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Un paese sparso, fatto di borgate che si arrampicano sui versanti, di tetti in lose che riflettono la luce, di mulattiere che non hanno fretta.

Qui non si arriva soltanto.
Qui si entra.

E forse il nome stesso – che qualcuno collega al latino ingredire, “entrare” – racconta proprio questo: la soglia della Valle Soana.

Dove si trova Ingria e perché fermarsi

Ingria si trova in provincia di Torino, a circa 1000 metri di altitudine, ed è uno dei comuni più piccoli della Valle Soana per numero di abitanti.

È un paese di borgate sparse su entrambi i versanti della montagna. Oggi conta poche decine di residenti, ma all’inizio del Novecento ne contava quasi duemila. Lo spopolamento qui è stato forte, visibile, silenzioso.

Eppure non ha cancellato l’identità.

Salendo lungo la strada che attraversa la valle, le prime frazioni appaiono tra castagneti, abetaie e pendii erbosi. Le case in pietra, con i caratteristici tetti in lose, raccontano una montagna vissuta, non costruita per essere osservata.

Un piccolo mondo antico tra borgate e mulattiere

Camminare tra le frazioni di Ingria non significa visitare un paese compatto.

Significa attraversare una storia disseminata.

Le borgate sono quasi una trentina. Alcune ancora abitate, altre silenziose, sospese. I muri portano segni scolpiti nella pietra, meridiane, piloni votivi lungo le mulattiere. Le case si sviluppano in verticale, adattate al terreno ripido.

In estate balconi e finestre si riempiono di fiori – Ingria è anche “Comune fiorito” – mentre in inverno la neve restituisce alla valle il suo ritmo più lento.

Una bellezza che sa farsi guardare, per la sua autenticità mantenuta negli anni.

Le case raccontano: la memoria scritta sui muri

A Ingria la memoria non è custodita in un edificio.

È appesa alle case.

La mostra permanente “Le case raccontano – Le mazon i contiet” accompagna il visitatore lungo le stradine del borgo. Sui muri in pietra compaiono fotografie in bianco e nero: famiglie riunite, scolari di cent’anni fa, processioni, momenti di vita quotidiana.

Accanto alle immagini, didascalie in patois francoprovenzale e in italiano.

Cammini e leggi.
Ti fermi e osservi.

È il paese stesso che si racconta.

Cultura francoprovenzale e identità viva

Ingria appartiene all’area linguistica francoprovenzale della Valle Soana.

Qui questa identità si percepisce senza bisogno di grandi spiegazioni: nelle parole, nelle tradizioni, negli abiti.

Nel borgo sono esposte fotografie che illustrano il costume tradizionale femminile, con le singole parti descritte con cura: il corpetto, il grembiule, lo scialle, le calzature tipiche. Non come semplice curiosità folkloristica, ma come racconto di appartenenza.

È una cultura che si respira passeggiando.

Per approfondire davvero la cultura francoprovenzale della Valle Soana, vi consiglio di leggere questo mio articolo dedicato.

Storia di feudi, ribellioni e resistenza

I primi documenti che citano Ingria risalgono all’XI secolo, quando il territorio divenne feudo della famiglia Valperga.

Anche questa comunità prese parte alla Rivolta dei Tuchini, il movimento popolare che nel Trecento cercò di scacciare i feudatari canavesani. Dopo anni di resistenza, l’intera Val Soana tornò sotto il controllo dei Savoia.

Nei secoli successivi Ingria seguì le vicende del Piemonte, attraversando anche la parentesi napoleonica.

Ma la trasformazione più profonda arrivò nel Novecento, con l’emigrazione e lo spopolamento. Molte borgate furono abbandonate. Le case rimasero. Le memorie anche.

E oggi, camminando tra queste pietre, si percepisce ancora quella tenacia.

Gli antichi mestieri: stagnino e Mazon dla Gra

In un territorio dove le risorse erano poche, ogni mestiere era essenziale.

Nel borgo due installazioni raccontano questa parte di storia.

La prima è dedicata allo stagnino, artigiano itinerante che percorreva la valle riparando pentole e paioli in rame. La seconda è la Mazon dla Gra, l’antico essiccatoio per le castagne.

Le castagne erano alimento fondamentale per le famiglie di montagna. Venivano essiccate, macinate, trasformate in farina. Senza di loro, l’inverno sarebbe stato più duro.

Qui la montagna non concedeva alternative.
Ogni gesto aveva un peso.

Cosa fare a Ingria: trekking e natura nel Gran Paradiso

Ingria è punto di partenza per numerosi itinerari escursionistici in Valle Soana.

Tra i più conosciuti:

  • salita a Punta Arbella
  • trekking verso il Monte Betassa
  • giro delle borgate di Codebiollo
  • collegamento con l’Alta Via Canavesana

Dalla borgata Bech si può raggiungere il bivacco e visitare l’Ecomuseo dedicato agli usi e costumi della valle. Da qui partono percorsi verso il Lago della Mionda e i laghi di Canaussa.

Nella frazione Belvedere si trovano una palestra di roccia e la possibilità di noleggiare mountain bike.

Architetture e luoghi da vedere

Tra gli edifici di interesse:

  • la torre campanaria del 1719, di fronte alla Chiesa di San Giacomo
  • la chiesetta di Mombianco (1647), dedicata alla Sacra Sindone
  • l’affresco realizzato dal pittore Jacques Peradotto
  • le frazioni di Pasturera, Campovardo e Rivoira

Lungo le mulattiere si incontrano piloni votivi ed edicole sacre, testimonianza della devozione popolare.

Tradizioni e sapori di montagna

Il 12 agosto Ingria ospita la festa francoprovenzale “Cose d’altri tempi – Tchouse d’auti ten”, con rievocazioni di antichi mestieri, musiche e danze della valle.

Durante l’estate e l’autunno si susseguono eventi dedicati ai prodotti tipici: patata, polenta, castagna.

Tra le specialità locali, la Spalletta di Ingria, salume di montagna simile alla mocetta, aromatizzato con sale, pepe e bacche selvatiche.

Ingria oggi

Ingria è uno dei comuni più piccoli della Valle Soana. Si è guadagnata, nel 2022, la denominazione di “uno dei borghi più belli d’Italia”.

Il suo essere raccolta, semplice, autentica, la rende davvero speciale e degna di visita. Non potete perdervi questa tappa, per poi continuare alla scoperta della Valle Soana.

Se invece volete scoprire la Valle Soana in modo completo ed esaustivo, ho preparato una guida interattiva per cogliere tutta la sua bellezza senza perdere alcun dettaglio!

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