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Oggi vi porto in un luogo per me profondamente significativo: il Bosco dell’Alevè, la grande cembreta che abbraccia il versante del Monviso.

Se vuoi conoscere la sua storia antichissima e il valore naturalistico che custodisce, trovi qui il mio reel

Questa volta lo attraversiamo a piedi, con un anello che conduce a due piccoli laghi alpini: il Lago Bagnour e il Lago Secco.

Dati tecnici

  • Dislivello: circa 450 m
  • Difficoltà: E
  • Lunghezza: circa 6 km
  • Tipologia: anello

Un itinerario accessibile a chi è abituato a camminare in montagna, perfetto per immergersi nella quiete dei pini cembri.

Da Borgata Castello al cuore della pineta

Si raggiunge la Borgata Castello di Pontechianale e si lascia l’auto negli slarghi lungo la SP105, poco prima dell’abitato. La partenza è vicino all omonimo rifugio, il Rifugio Alevè. Troverete dei cartelli chiari.

Il sentiero prende quota con gradualità, entrando quasi subito nel fitto del bosco. I passi si fanno ovattati sul terreno morbido di aghi, e l’aria profuma di resina.

Si cammina in direzione del Rifugio Bagnour, seguendo sempre le indicazioni sui cartelli. Si passa nei pressi di piccole grange e radure luminose, fino a raggiungere la conca prativa di Pian Caval, dove il bosco si apre e lascia respirare lo sguardo.

Da qui, piegando verso destra, si raggiunge in poco tempo il Rifugio Bagnour, a 2018 metri di quota. Un’oasi di bellezza in mezzo alla natura!

Il Lago Bagnour e il grande cembro

Superato il rifugio, un breve tratto conduce al Lago Bagnour, un vero spettacolo per gli occhi nonostante non si sia sulle alte creste della valle.

Poco distante si trova uno degli alberi simbolo del bosco: un maestoso pino cembro, alto circa diciotto metri e con più di due secoli di vita, inserito nell’Albo degli Alberi Monumentali d’Italia. Fermarsi qui significa percepire davvero il tempo lungo della montagna.

Verso il Lago Secco e ritorno

Si prende poi il sentiero che scende verso il Lago Secco. In una quindicina di minuti si raggiunge questo secondo specchio d’acqua, che nonostante il nome spesso è più ricco d’acqua del Bagnour.

Il bosco torna fitto, le radici disegnano il terreno, e il silenzio si fa più profondo. Seguendo le indicazioni per Castello si ritrova il tracciato dell’andata nei pressi delle grange incontrate in salita, e si rientra alle auto chiudendo l’anello.

È un’escursione che non impressiona per dislivello o tecnicismi, ma per atmosfera. Qui il protagonista non è la vetta, ma il bosco. I pini cembri, alcuni più antichi di intere generazioni, sembrano custodire una memoria che va oltre noi.

Camminare nell’Alevè è questo: entrare in una cattedrale verde, dove ogni passo chiede rispetto e restituisce quiete.

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