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La Baìo di Sampeyre, in Valle Varaita, è una di quelle feste tradizionali che si sentono nelle ossa. Si svolge ogni cinque anni, negli anni che terminano per 2 e per 7, (tranne l’eccezione del 2023 dovuta a un ritardo causato dal COVID-19) nel periodo che precede il Carnevale. È una delle celebrazioni tradizionali più antiche e complesse delle Alpi italiane.

Le sue origini affondano prima dell’anno Mille – attorno al 975-980 secondo la tradizione – quando incursioni saracene avrebbero colpito la valle. La popolazione insorse e organizzò milizie popolari per respingere gli invasori. La Baìo rievoca quell’episodio non come cronaca storica puntuale, ma come memoria collettiva trasformata in rito.

Se vuoi approfondire la cultura occitana della Valle Varaita la trovi in questo articolo.

Quattro eserciti, una sola valle

La Baìo è composta da quattro cortei – veri e propri “eserciti” – provenienti da:

  • Sampeyre capoluogo (Piasso)
  • Rore (Rure)
  • Calchesio (Chucheis)
  • Villar (Vilà)

Ognuno rappresenta simbolicamente le brigate popolari che si unirono per difendere la valle.

A sfilare sono esclusivamente uomini, anche nei ruoli femminili. I costumi – ricchissimi e rigidamente codificati – vengono realizzati e curati dalle donne del paese. Ogni abito identifica con precisione il personaggio: cavalieri, ussari, mori, tamburini, ufficiali, segnorine. Nulla è lasciato al caso.

Secondo chi ne fa parte, l’abito non è scenografia: “concorre al mantenimento dell’essenza stessa della Baìo”.

Se vuoi qualche assaggio della Baìo, ti consiglio di guardare il mio video dedicato!

L’Epifania: si chiede il permesso

La festa inizia simbolicamente il giorno dell’Epifania. I giovani, accompagnati da fisarmoniche e tamburi, raggiungono le case degli Abà, i capi indiscussi della Baìo, per chiedere che venga indetta la festa.

Gli Abà concedono il benestare solo dopo aver verificato che la comunità disponga delle risorse necessarie. Un tempo il nodo era economico; oggi la sfida è rispettare normative, sicurezza e organizzazione. L’autorizzazione viene annunciata con l’esposizione della bandiera alla finestra.

È il segnale che la valle è pronta, ancora una volta, a raccontarsi.

Se vuoi scoprire 3 curiosità che nessuno conosce sulla Baìo, te le svelo in questo video!

Le domeniche di Carnevale

La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre. Gli Abà si salutano incrociando le spade in un gesto solenne e codificato.

La seconda domenica tutte e quattro le Baìe si riuniscono nel capoluogo. I cortei, guidati dagli Abà, avanzano e iniziano i balli, superando simbolicamente ostacoli di tronchi – le “barriere” lasciate dai saraceni in fuga – abbattuti dai sapeurs, gli zappatori.

È il momento in cui la piazza si trasforma in teatro collettivo.

Il processo del Giovedì Grasso

Il Giovedì Grasso ogni Baìo mette in scena un processo farsa contro il proprio Tesoriere, accusato di aver sottratto denaro alla comunità.

L’imputato tenta la fuga, viene catturato, si difende, concentra su di sé le “colpe” simboliche della comunità. È un rito catartico. Nella maggior parte dei casi viene graziato; solo a Villar la tradizione prevede una condanna simbolica con fucilate… seguita da una immediata e festosa “resurrezione”.

I ruoli: un esercito teatrale e rigoroso

La Baìo è un universo di personaggi, ciascuno con un compito preciso.

Ad aprire i cortei di Sampeyre e Calchesio sono i Cavalìe, i cavalieri. Il ritmo è guidato dal Tambourn majour, mentre i Tambourin scandiscono la marcia.

L’Arlequin tiene indietro la folla in modo burlesco. Le Sarazine, interpretate dai più piccoli, agitano un fazzoletto bianco come segnale simbolico. Le Segnourine, vestite di bianco, rappresentano la fine della schiavitù.

I Sapeur abbattono le barriere; gli Escarlinìe marciano come fanteria con mazze ornate; i Grec impersonano prigionieri liberati; i Morou e i Turc ricordano simbolicamente i nemici sconfitti.

Chiudono il corteo i Viéi e Viéio, vecchio e vecchia in abiti logori, con una culla e un fiasco di vino: ironia e continuità della vita.

E poi i Sounadour, musicisti instancabili, e i Cantinìe, che si assicurano che a nessuno manchi da bere.

Gli Alum e gli Abà

Al vertice c’è lo Stato Maggiore: gli Alum. Ogni cinque anni inizia per alcuni una “carriera” simbolica che dura vent’anni: da Tenente (o Soutportobandiero a Rore) a Portabandiera, fino a diventare Abà, comandanti e organizzatori della festa.

Dopo il comando si diventa Segretari e Tesorieri. È un percorso lungo, che insegna responsabilità e senso di comunità. Una vera scuola di appartenenza.

E quando si conclude questo ciclo, si esce formalmente dalla Baìo. Ma ciò che si è imparato – l’impegno, la dedizione, il peso delle tradizioni – resta.

Senza le donne, niente Baìo

C’è poi un aspetto che vale la pena raccontare con un sorriso.

Alla sfilata partecipano solo uomini, ed è un tema che oggi genera, comprensibilmente, qualche dissidio. Ma la verità è che senza le donne la Baìo non esisterebbe.

Sono loro a cucire, ricamare, custodire e preparare i costumi. Senza mamme, mogli, suocere e nonne, gli uomini resterebbero – letteralmente – in mutande.

Gli abiti sono straordinari: coloratissimi, preziosi, ricamati con cura minuziosa. La punta di diamante sono i sanchèts o bindels, i nastri che ornano cappelli e copricapi: un tratto distintivo inconfondibile, che rende la Baìo immediatamente riconoscibile.

Dietro ogni sfilata c’è un lavoro femminile silenzioso e potentissimo.

Il ballo: il cuore della festa

Il momento più intenso resta il ballo.

La Valle Varaita è uno dei centri più vitali per la conservazione delle tradizioni occitane. Durante la Baìo, al suono di violini, fisarmoniche, organetti e clarinetti, si danzano courento, gigo, countradansa, tresso, bureo e molte altre danze.

Il ballo è il linguaggio più diretto. È comunicazione tra i cortei e con il pubblico. È il punto in cui memoria e presente si toccano.

Le altre Baìo della valle

Anche Bellino celebra la propria Baìo, con ritualità e caratteristiche specifiche, mantenendo vivo lo stesso spirito identitario.

E poi c’è Becetto, che segue un percorso più autonomo. L’ultima Baìo storica risale probabilmente al 1870, quando un episodio drammatico interruppe la tradizione. Oggi la borgata è viva e la festa è stata ripresa, pur non essendo ufficialmente riconosciuta dalle altre Baìo.

Un dettaglio che racconta bene la testardaggine dei valligiani: qui le tradizioni non si abbandonano facilmente. Anche quando si spezzano, trovano il modo di tornare.

La Baìo non è una semplice rievocazione. È la valle che, ogni cinque anni, si guarda allo specchio e si riconosce.

E mentre le spade si incrociano, i nastri brillano e le danze riempiono la piazza, si comprende che in queste montagne la memoria non è mai ferma.

Cammina. Balla. Vive.