Cari valleggianti, che piacere tornare a scrivere per voi! Oggi vi porto in uno dei miei luoghi del cuore: la frazione San Pietro, a Monterosso Grana, in Valle Grana (provincia di Cuneo). Qui, tra le case di pietra e le strade acciottolate, i Babaciu trasformano il borgo in un museo all’aperto dove antichi mestieri, silenzi e gesti quotidiani prendono vita con delicatezza.

Come nasce questa magia
Tutto comincia nel 2003, quando l’associazione La Cevitou decide di dare forma, in collaborazione con Graziella Menardo e Vittorio Luciano, all’idea di riempire San Pietro di figure a grandezza naturale fatte di paglia e materiali di recupero, vestite come si usava alla fine dell’Ottocento. Donne, uomini, bambini, tutti raffigurati in azioni di ogni giorno. Inizialmente per la festa patronale, ma ben presto i Babaciu non hanno più lasciato il borgo: sono diventati parte di San Pietro, del suo spirito, del suo essere “Paìs senso Témp” – paese senza tempo.

Percepire il borgo attraverso i Babaciu
Passeggiando per San Pietro, incontri Babaciu ovunque: sui balconi, nelle stalle, sulle porte, nei cortili. Vedi una donna intenta a filare la lana, un bambino che gioca accanto ad un muretto, l’osteria pronta ad accogliere chi passa, un cavatore al lavoro, il pescatore con la sua canna, o lo sciatore che sembra pronto a partire. Ogni figura ti fa fermare, guardare, immaginare: è quasi un’illusione, come se potessero muoversi da un momento all’altro.
L’ambientazione è curata nei minimi dettagli: gli abiti, gli strumenti, le posture, persino gli sfondi intorno a loro evocano la vita rurale di un tempo. Le insegne bilingue – italiano e occitano – danno voce a una lingua che, come la storia, vuole essere vissuta, non solo ricordata.


Curiosità che incantano il cuore
- Sono oltre 120 i Babaciu sparsi per San Pietro, ciascuno custodito sotto portici, sopra balconi, all’interno di stalle o locali che offrono riparo dalle intemperie.
- Il creatore, “Beppe del Cuc”, è stato molto amato dalla comunità: il suo impegno e la sua visione hanno dato vita a qualcosa che oggi è simbolo di memoria, bellezza e comunità.
- Ogni anno, con la festa paesana, il paese si veste a nuova luce: alcune figure vengono spostate, qualcuna aggiunta, il percorso dei Babaciu si rinnova, diventando un invito a tornare più volte, perché ogni stagione regala un aspetto diverso alla vita del borgo.
- Esiste “Lou Paìs senso Témp”, un percorso interattivo con postazioni segnalate che permettono di conoscere meglio alcune figure dei Babaciu: la loro storia, il loro mestiere, la vita quotidiana che incarnano. È un’esperienza partecipativa che unisce memoria, arte e tecnologia.
Come vivere l’esperienza Babaciu
Se volete immergervi nel fascino di San Pietro, ecco qualche consiglio:
- Venite in momenti tranquilli, non solo nelle feste: la bellezza sta anche nel silenzio che accompagna i Babaciu
- Fermatevi davanti a ogni figura, guardate bene cosa indossano, cosa tengono in mano, che mestieri incarnano
- Portate con voi il cuore curioso, usate la lentezza: il racconto si fa camminando piano
- Assaggiate qualcosa di buono al paese: un piatto locale che riporti al gusto del passato, al calore del caminetto, alla convivialità di un tempo


Vi porto lì con me
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E se volete saperne ancora di più: le borgate, la lingua, i mestieri, le storie vere e semplici, vi attendo nell’articolo completo su San Pietro e i Babaciu, dove vi racconto ogni dettaglio che ho raccolto, ogni passo del cammino.
Valleggianti, spero di vedervi presto a San Pietro: portate con voi la meraviglia, la calma, lo sguardo attento. Qui, tra Babaciu, si respira la vita di un tempo, e ci si sente un po’ parte di quella storia.
Un abbraccio,
Michela nelle Valli
Se vuoi scoprire un altro museo, in questo articolo trovi lo splendido museo etnografico di Ostana!


