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Alla Scoperta di Sambuco: Dove il Tempo si Ferma e il Cuore Cammina

Nel cuore selvaggio e autentico della Valle Stura di Demonte, vi aspetta il Sentiero delle 9 Borgate di Sambuco: un’ escursione in una perla della Valle Stura! Non è solo un’escursione ad anello, ma un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i resti di antichi insediamenti rurali, boschi odorosi di resina e viste mozzafiato sulle Alpi cuneesi.

Il percorso

Questo percorso ad anello parte e termina nel pittoresco borgo di Sambuco, situato tra i 1.185 e i 1.193 metri di altitudine. Da qui, ti incammini lungo un tracciato che collega nove borgate, piccoli nuclei abitativi che un tempo erano il cuore pulsante della vita contadina locale. Oggi, camminare su questo sentiero significa immergersi nella memoria storica della montagna, tra tradizioni dimenticate e silenzi pieni di significato. A fare da cornice a questa splendida borgata è l’imponente monte Bersaio, che come una vedetta sicura si erge in tutta la sua verticalità. Se vuoi scoprire Sambuco e la sua storia, dai un’occhiata al mio mini-documentario interamente dedicato a questo splendido borgo alpino!

L’Itinerario: Tradizione, Emozione e Paesaggi da Cartolina

Il percorso è circolare e modulabile, ideale per chi desidera affrontarlo tutto d’un fiato o per chi, invece, vuole godersi tratti più brevi con pause contemplative. Le borgate attraversate – alcune quasi spopolate, altre animate da ristrutturazioni rispettose – sono testimoni silenziose di un mondo che fu. Ogni tappa regala scorci intimi, vecchie case in pietra, fontane dimenticate e una vista che cambia ad ogni curva.

Se ti appassiona camminare in mezzo alle antiche borgate, ti consiglio anche questa escursioni nelle vecchie frazioni di Sant’Anna di Valdieri, in Valle Gesso!

Il Sentiero delle 9 Borgate di Sambuco: Info Pratiche e Cosa Sapere Prima di Partire

Il Sentiero delle 9 Borgate di Sambuco è un’escursione ad anello di media difficoltà, ideale per chi cerca una camminata nella natura rigenerante e intima, lontano dai percorsi più battuti. L’itinerario si sviluppa per circa 10 km, con un dislivello totale di circa 550 metri, distribuito in un piacevole alternarsi di salite e discese. Come già accennato, è possibile non percorrere l’anello completo ma rientrare a Sambuco senza completare l’anello.

Il tracciato è ben segnalato, grazie a cartelli e segnavia a strisce gialle e rosse, che accompagnano il camminatore lungo un percorso variegato, tra sentieri boschivi e strade sterrate. Lo scrosciare dell’acqua che si alterna a pendii baciati dal sole, il fresco del sottobosco che porta ai ruderi di un tempo: ogni passo percorso porta alla meraviglia.

Parcheggio e Punto di Partenza

Per chi arriva in auto, è possibile parcheggiare comodamente nel centro di Sambuco, proprio davanti al palazzo comunale. Ci sono comunque più luoghi in cui poter lasciare l’auto. Sambuco si raggiunge sulla strada che, da Borgo San Dalmazzo, percorre tutta la valle Stura. Continuando in direzione Argentera verso il confine con la Francia, si prende a destra per Sambuco (cartello ben visibile).

Il percorso escursionistico

Per cominciare il percorso vi basta dirigervi verso la Chiesa della Madonna del Roccasio, un piccolo punto di riferimento che segna l’inizio del percorso. Proprio di fronte alla chiesa, prendete Via Colle del Mulo, una stradina che sale dolcemente e vi accompagna fuori dal centro abitato.

Seguite poi la strada sterrata, seguendo le tacche rosse e gialle e i cartelli escursionistici ben posizionati lungo tutto l’anello. La segnaletica è chiara e vi guiderà passo dopo passo.

Il primo tratto costeggia il torrente, creando un’atmosfera rilassante tra suoni d’acqua e profumo di bosco. Già qui i vostri sensi cominceranno ad espandersi…ed è solo l’inizio! Giungete così a un ponte in legno, attraversatelo (in direzione destra) e affrontate una breve salita con qualche tornante. Dopo aver attraversato una pineta ombreggiata, il sentiero si apre su una radura spettacolare, proprio ai piedi del Monte Bersaio. In sentieri come questi il mio consiglio è quello di non guardare l’orologio: godetevi ogni attimo, ogni lembo di cielo, ogni scorcio…perdetevi in tutto ciò che la natura ha da mostrarvi: questo è il vero scopo della camminata!

Le borgate di Sambuco

In poco tempo raggiungete così già la prima borgata: Chiardoletta, La Charduleta in occitano. Qui, nella borgata, ci aspetta una chiesetta incantevole, quella di Sant’Anna, e qualche altra casa ristrutturata che rende questa borgata un vero gioiellino. Seguite le indicazioni appena fuori dalla borgata indicate dai cartelli.

Al termine della sterrata, cominciate a scendere verso la pieneta e, poco dopo, trovate una passerella in legno che sormonta il Rio della Madonna.

Dopo venti minuti circa di cammino, avete raggiunto la seconda borgata: Goulassi, un tempo chiamata Volpatin. Come spiega il cartello, il foresto Volpatin era abitato già nel 1646, ed era una residenza per tutto l’anno.

Da qui in poi si apre davanti a voi una visuale panoramica davvero incredibile: camminare sotto i pini e poter ammirare le montagne che sfiorano il cielo, è qualcosa di impagabile.

NOTA IMPORTANTE: non dimenticate che tra aprile e maggio si schiude la processionaria del pino, lepidottero molto pericoloso per gli uomini e mortale per i cani. Essendo questo tratto di sentiero immerso completamente nei pini, prestate ben attenzione al periodo in cui venite.

Ammirando tutta questa bellezza, siete già giunti alla terza borgata, quella di Serre Bouisoun. Questo è indubbiamente uno splendido punto dove fare una golosa pausa con vista. Anche questa è documentata già dal 1600. Oggi restano pochi ruderi, ma in un attimo è possibile provare a tornare indietro, e immedesimarsi nella gente del posto, nella vita di un passato non semplice, ma non per questo infelice.

Il percorso continua

Quando siete pronti per riprendere il cammino, continuate lungo il sentiero e in pochi minuti vi trovate alla quarta borgata: Serre Naturier, a 1413 metri di altitudine. Il cartello posizionato qui ci dice che nel 1800 in questa borgata viveva tutto l’anno una famiglia composta da 10 persone. Continuate il percorso tra una meraviglia e l’altra, e raggiungete così Serre Bianco, la quinta borgata. Pensate che qui nel 1814 c’erano ben 17 famiglie, e 82 persone in tutto! Intanto il panorama continua a essere incredibile, e la natura non fa che attrarmi continuamente verso di sè.

Il sentiero ora prosegue verso una faggeta, e riprende a scendere. Giungete così al Rio Bianco, che potete attraversare grazie a un ponte in legno. Siete arrivati alla sesta borgata: Moriglione del Fondo, chiamato anche Foresto dei Turchi, abitato fino al 1987 (Margherita Bruna è stata l’ultima residente).

Dopo questa tappa procedete sul vostro cammino, fino a raggiungere Moriglione San Lorenzo: la settima borgata. Qui vi attende la splendida chiesetta di San Lorenzo! Superatela e addentratevi tra le abitazioni della borgata per procedere lungo il percorso.

In pochi minuti siete ai ruderi di Peset di Moriglione, l’ottava borgata, e continuando la discesa trovate il cartello della nona borgata: Micolau di Moriglione. Di questa borgata non resta quasi più nulla, per questo aprite bene gli occhi per trovare il cartello! Si è deciso di lasciarla in evidenza poichè nel 1814 qui viveva una grande famiglia patriarcale di 21 persone: i due anziani genitori, i tre figli, e la successiva prole. Era una famiglia di pastori che possedeva più di 260 animali, tra bovini, ovini e bestie da soma.

Una chicca finale: la cascata Rio Bianco

A questo punto l’idea è quella di aver concluso l’anello e avvicinarsi così a Sambuco. Tutto vero, ma ad attenderci c’è ancora una chicca: la Cascata Rio Bianco. Durante la discesa, infatti, sulla sinistra c’è un cartello che indica questa cascata. Vale assolutamente la pena di fare questa deviazione perchè la cascata è davvero splendida. Tuttavia ci tengo a precisare che il percorso, sebbene corto, non è molto semplice: in più punti si passa su alcune griglie da attraversare con delle corde di accompagnamento avvitate alle pareti rocciose. Alcuni tratti sono scivolosi e l’esposizione al vuoto è abbastanza prominente. Detto ciò quindi: è una splendida scoperta, ma se siete principianti, se avete un equilibrio instabile, o avete con voi dei bambini, vi sconsiglio di procedere in questa deviazione. L’area della cascata è dedicata all’impiego dell’energia elettrica, quindi tutto intorno ci sono zone chiuse e arnesi che vanno a rompere la magia del luogo. Se guardate solo la cascata però, vi prometto che sarà un bello spettacolo. Visivamente è molto bella, e a livello energetico mi ha trasmesso moltissimo grazie alla sua potenza.

Chiusura dell’anello e arrivo a Sambuco

A questo punto, dopo la visita alla cascata, tornate sul sentiero delle nove borgate e in una ventina di minuti avete raggiunto l’asfaltata di Sambuco; non vi resta che tornare al parcheggio, ma…il mio consiglio è un altro!

Sambuco è una vera perla alpina, quindi non escludete l’occasione di godervela in ogni angolo. Vi aspettano luoghi di interesse culturale, chiese, antiche torri e altre piccole soprese. Le trovate tutte in questo mio mini-documentario dedicato interamente a Sambuco!

Piatti locali di Sambuco: l’agnello sambucano

Se volete una pausa pranzo immersa nella tradizione culinaria di Sambuco, non potete perdervi il piatto locale per eccellenza: l’agnello sambucano. A partire dal XVII secolo si diffonde in Valle Stura una nuova razza ovina originaria di Sambuco: la pecora Sambucana, nota anche come Demontina. Di taglia medio-grande, è riconoscibile per la groppa imponente, le zampe corte e sottili e il vello prevalentemente bianco.

Nel corso del Novecento, questa razza rischia l’estinzione, tanto che nel 1985 la FAO la classifica come “vulnerabile”, con appena 80 capi rimasti. La sua rinascita inizia nel 1988 con la nascita del Consorzio L’Escaroun, seguita dalla cooperativa Lou Barmaset e dalla creazione di un centro di selezione degli arieti a Pietraporzio.

Oggi la Sambucana è tutelata da un marchio di garanzia ed è riconosciuta come Presidio Slow Food. Sebbene fornisca anche lana e latte, è la carne il prodotto di punta: compatta, magra, saporita e ricca di proteine, grazie anche all’allevamento in pascoli d’alta quota per almeno quattro mesi l’anno.

Potete gustare l’agnello sambucano nei locali di Sambuco, come “L’Albergo della Pace”, o “La meridiana”.

Sambuco e le sue nove borgate

Con questo itinerario alla scoperta di Sambuco e delle sue nove borgate io vi saluto, e mi raccomando: non smettete di camminare! Il mio blog è pieno di altre escursioni nelle valli piemontesi tutte da scoprire!

Michela