In alta Valle Varaita, poco oltre il lago di Pontechianale, la strada sale ancora per qualche chilometro e sembra voler toccare il confine. A 1800 metri di altitudine, prima del Colle dell’Agnello e della Francia, appare Chianale, un borgo di pietra.
È l’ultimo borgo. E si sente.
Tra boschi, silenzi e richiami dell’antica cultura occitana, Chianale – frazione di Pontechianale – racconta la sua anima montana già nelle architetture: case in pietra scura, tetti in lose, legno ovunque, travi robuste, balconi fioriti che in estate accendono il grigio della roccia.

Qui il torrente Varaita taglia il paese in due. Un ponte di pietra, diventato simbolo del borgo, conduce alla piccola piazza su cui si affaccia la chiesa di Sant’Antonio. Attraversarlo è come entrare in un altro tempo. Le parole che si sentono sono ancora intrise di provenzale, di lingua d’oc, di quella cultura occitana che qui non è mai stata solo memoria, ma pratica quotidiana.
Un altopiano di laghi e silenzi
A ovest del borgo si apre un vasto altopiano punteggiato di laghi alpini. Quando il sole li colpisce sembrano gemme incastonate tra pascoli e rocce. È un paesaggio ampio, luminoso, che invita al cammino lento.
Ma il vero tesoro naturale di questa zona è il Bosco dell’Alevè.
Il Bosco dell’Alevè: la cembreta più estesa delle Alpi
Il Bosco dell’Alevè ricopre buona parte del versante sud-occidentale del Monviso. Il nome deriva dall’occitano èlvo, pino cembro: significa letteralmente “bosco di pini cembri”.
È la cembreta più estesa delle Alpi: circa 825 ettari tra i 1500 e i 2500 metri di quota. L’esemplare più alto cresce a 2950 metri, sul versante nord della Cima delle Lobbie.
È un bosco antichissimo, le cui origini risalgono alle grandi glaciazioni del Quaternario. Viene ricordato già nell’Eneide di Virgilio e nella Historia Naturalis di Plinio il Vecchio. Dal 1949 è iscritto nel Registro dei boschi da seme: i pinoli vengono raccolti e coltivati per dare vita a nuove piantine.
Alcuni cembri superano i seicento anni di età. Dal 2000 il bosco è inserito tra i Siti di Interesse Comunitario dell’Unione Europea per il suo straordinario valore naturalistico.
Nel cuore della pineta si trovano due piccoli laghi: il Lago Bagnour (2017 m), accanto al rifugio omonimo, e il Lago Secco (1890 m). Entrambi si stanno lentamente trasformando in torbiere e ospitano un minuscolo crostaceo che sembra esclusivo di questa zona.

Ho dedicato un reel interamente al Bosco dell’Alevè:
In questo bosco puoi effettuare una splendida escursione, che ti porta ala Lago Bagnour e poi al Lago Secco.
Qui trovi la descrizione completa dell’escursione.

Tradizione e memoria
A Chianale la montagna si legge anche negli abiti. Il Museo del Costume racconta la storia degli antichi vestiti della valle, tra tessuti, ricami e dettagli che parlano di appartenenza e identità.
Ne parlo in questo articolo dedicato al Museo del Costume di Chianale.
E poi c’è la cucina. In Valle Varaita non si può non assaggiare le raviole, il piatto simbolo della valle: gnocchii allungati, conditi con burro fuso e formaggio d’alpeggio, semplici e profondamente legati alla vita di montagna. Il segreto è mettere il Tumin dal Mel nell’impasto, un formaggio morbido di Melle, altro comune della valle.

Un borgo di confine
Chianale è un luogo unico. Per la posizione estrema, per i tetti in losa che lo rendono compatto e severo, per il torrente che lo attraversa, per la lingua occitana che ancora risuona tra le case.
È un borgo di confine, ma non di separazione. È un punto di passaggio tra Italia e Francia, tra passato e presente, tra cultura alpina e provenzale.
E forse è proprio questo che lo rende così speciale:
l’essere ultimo, senza essere fine.


