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Nel cuore delle Alpi Cozie, dove si staglia imponente il Monviso, detto anche “Re di Pietra”, si è consumata una delle imprese più affascinanti dell’alpinismo italiano. A compierla fu Alessandra Re Boarelli, la prima donna a scalare il Monviso, sfidando convenzioni, pregiudizi e limiti culturali in un’epoca in cui alle donne era negato persino il diritto al sogno. Oggi vi racconto questa storia, certa che rimarrà per sempre nella vostra memoria.

fotografia di Alessandra Re Boarelli presa dal web
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Le prime ascensioni sul Monviso: l’impresa di Bartolomeo Peyrot e l’epopea di Quintino Sella

Fino alla metà dell’800, il Monviso era considerato praticamente inaccessibile. La prima ascensione assoluta avvenne il 30 agosto 1861, a opera di William Mathews, Frederick Jacomb e la guida Michel Croz, di origine francese. Ma la prima salita italiana risale all’anno successivo, il 12 agosto 1862, grazie a Bartolomeo Peyrot, guida originaria di Bobbio Pellice (val Pellice, provincia di Torino). Anche se come portantino di una spedizione inglese, fu lui a conquistare per primo la vetta dal versante italiano, segnando un momento chiave per l’alpinismo nazionale.

Nel 1863, ispirato dal fervore risorgimentale e dalla volontà di dimostrare il valore italiano anche sulle cime alpine, Quintino Sella, scienziato, politico e appassionato di montagna, (di origini biellesi) organizzò la prima ascensione interamente italiana al Monviso. La salita ebbe luogo il 12 agosto, con una cordata formata da alpinisti piemontesi e guide locali. Il successo dell’impresa fu fondamentale: da quell’esperienza, Sella trasse l’ispirazione per fondare, pochi mesi dopo, il Club Alpino Italiano (CAI), con l’obiettivo di promuovere l’alpinismo come disciplina formativa, morale e culturale.

Ma non fu solo una cordata maschile a lasciare un segno indelebile sul Monviso in quell’anno…

Una donna fuori dal comune

Nata a Torino nel 1838 da famiglia nobile, Alessandra Re Boarelli – affettuosamente chiamata “Nina” – visse in un periodo in cui la donna era legata quasi esclusivamente alla sfera domestica. Trasferitasi a Verzuolo, in provincia di Cuneo, dopo il matrimonio con il sindaco Emilio Giovanni Boarelli, fu influenzata da un ambiente culturalmente vivace, animato anche dalle idee del ministro e alpinista Quintino Sella, fondatore del Club Alpino Italiano.

Ma più di tutto, fu la passione per la montagna a spingerla verso un’impresa considerata “da uomini”. E proprio questa passione la condusse, nel 1863, al suo primo tentativo di salita al Monviso, una settimana prima dell’impresa di Quintino Sella, passata poi alla storia. Il suo tragitto fu invece interrotto da condizioni meteo sfavorevoli e dalla titubanza di Bartolomeo Peyrot, guida della spedizione. Fu costretta a battere la ritirata presso il Lago delle Forcioline. Lontana dall’arrendersi, Nina trasformò il fallimento in motivazione.

16 agosto 1864: la conquista del Monviso

Un anno dopo, Alessandra ci riprovò. Il 16 agosto 1864, partì per la vetta con una spedizione composta dalla giovane Cecilia Filia di Casteldelfino, l’avvocato Meynardi e una guida locale. La preparazione fu accuratissima: Nina curò ogni dettaglio, dagli alimenti (come i polli arrosto e la borraccia di orzata) agli abiti funzionali ma eleganti. Non mancava neppure una boccetta di acqua di colonia, simbolo di un’epoca e della sua identità femminile mai rinnegata.

La salita fu durissima, tra rocce, nebbie e freddo. Ma alla fine, il tricolore sventolò sulla vetta del Monviso. Per la prima volta, era una donna italiana ad aver compiuto quell’impresa. Non fu solo un trionfo personale, ma una sfida vinta contro le barriere culturali dell’epoca.

foto di una donna alpinista generata con l'IA
illustrazione creata con l’Ai

Un’impresa che aprì la strada a tutte le donne

Il gesto di Alessandra Re Boarelli fu rivoluzionario. Non solo per il mondo dell’alpinismo, dominato fino ad allora da uomini, ma anche per la società del XIX secolo. Il suo coraggio generò entusiasmo e dibattito: se alcuni sminuirono il valore dell’impresa, altri lo esaltarono come manifestazione di emancipazione e visione.

Il Monviso diventò così non solo una vetta da scalare, ma un simbolo di libertà e autodeterminazione femminile. Alessandra fu pioniera non soltanto tra le cime, ma nella storia sociale del nostro Paese, anticipando un cambiamento di paradigma ancora lontano.

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Le vicende successive all’ascesa sul Monviso

Oggi, proprio in quel luogo dove la sua prima avventura si interruppe (il Lago delle Forcioline), sorge il Bivacco Boarelli, inaugurato nel 2005 in sua memoria. È un piccolo rifugio alpino che accoglie gli escursionisti e rende omaggio alla sua impresa pionieristica e al suo coraggio in un’epoca che lasciava pochissimo spazio alle ambizioni femminili.

Nonostante l’impresa della Boarelli fosse un gesto rivoluzionario, il Club Alpino Italiano, fondato da Quintino Sella nel 1863, non aprirà le porte alle donne fino al 1908, ben 45 anni dopo. Questo dato rende ancora più significativa la sua ascesa: Alessandra scalò il Monviso quando alle donne era ancora vietato persino associarsi ufficialmente agli ambienti alpinistici. La sua figura anticipa di decenni i tempi e diventa oggi un simbolo di emancipazione e passione, celebrata non solo dagli alpinisti ma anche da chi crede nel valore della libertà e della determinazione.

A Quintino Sella venne invece venne dedicata la prima capanna Sella, costruita dalla sezione del CAI di Biella in concorso con la sezione del CAI di Varallo Sesia. Questa venne inaugurata il 15 agosto del 1885 e intitolata al Senatore Quintino Sella, fondatore del CAI, spentosi a Biella nel 1884. Oggi questo è il Rifugio Quintino Sella, tappa di molti alpinisti che intraprendono l’ascesa al Monviso, sulle tracce di quei predecessori piemontesi che hanno lasciato un segno nella storia della montagna italiana.

Conclusione: quando una donna cambia la storia

La storia di Alessandra Re Boarelli, la prima donna a conquistare il Monviso, è molto più di una cronaca alpinistica. È un atto di coraggio che ha lasciato un segno nella storia d’Italia e nel cuore di chi crede che la determinazione possa abbattere ogni ostacolo.

Ancora oggi il suo esempio continua a ispirare alpinisti e sognatori, ma soprattutto donne che cercano di affermarsi in mondi ancora chiusi, sfidando con passione e forza d’animo ogni vetta da superare.

Se vuoi leggere un’altra storia curiosa, ti consiglio di guardare nella sezione del mio blog dedicata alle storie piemontesi!